Antitrust interviene su Revolut: sanzioni per oltre 11 milioni di euro

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L’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato ha adottato un provvedimento di particolare rilievo nel settore dei servizi finanziari digitali, irrogando sanzioni complessive superiori a 11 milioni di euro nei confronti di alcune società del gruppo Revolut.

Revolut è una società fintech internazionale che offre servizi bancari e di investimento tramite una piattaforma digitale accessibile principalmente attraverso app. Tra i servizi disponibili rientrano l’apertura e la gestione di conti di pagamento, l’emissione di carte, i trasferimenti di denaro, nonché la possibilità di effettuare operazioni di investimento in strumenti finanziari. Il modello operativo si caratterizza per l’assenza di sportelli fisici e per una gestione interamente online dei rapporti con la clientela.

L’intervento si colloca nell’ambito delle attività di vigilanza dell’Autorità in materia di tutela dei consumatori, con specifico riferimento a un comparto, quello dei servizi bancari e di investimento offerti tramite piattaforme digitali, caratterizzato da una crescente diffusione e da una significativa complessità operativa.

Il procedimento trae origine da una serie di segnalazioni pervenute all’Autorità a partire dal 2024, riguardanti le modalità di offerta e di gestione dei servizi forniti dalla piattaforma. Tali segnalazioni hanno dato luogo all’avvio, nel luglio 2025, di un’istruttoria volta a verificare la conformità delle condotte adottate dalle società coinvolte alle disposizioni del Codice del Consumo, in particolare sotto il profilo della correttezza, della trasparenza e della completezza delle informazioni rese agli utenti.
Nel corso dell’istruttoria sono stati acquisiti elementi documentali, svolti accertamenti ispettivi e instaurate interlocuzioni con altre autorità di vigilanza, tra cui Banca d’Italia e Consob, al fine di esaminare in modo complessivo le pratiche oggetto di contestazione.

Le condotte esaminate dall’Autorità si articolano in tre principali ambiti, tutti attinenti al rapporto tra operatore e cliente nella fase di offerta e nella successiva gestione del servizio.

Un primo profilo riguarda le modalità di promozione dei servizi di investimento. In particolare, è stato rilevato che le informazioni diffuse non presentavano in modo chiaro ed esaustivo alcuni elementi ritenuti essenziali per una scelta consapevole da parte degli utenti. Tra questi, la presenza di costi ulteriori rispetto a quelli evidenziati nei messaggi promozionali e le limitazioni connesse agli investimenti presentati come privi di commissioni. È stata inoltre evidenziata la mancata adeguata rappresentazione delle caratteristiche degli strumenti finanziari offerti, tra cui le cosiddette azioni frazionate, che si distinguono dalle azioni tradizionali sotto diversi profili, tra cui i diritti esercitabili, i rischi e le modalità di trasferimento.
Secondo quanto accertato, tali elementi non risultavano immediatamente percepibili sin dal primo contatto con il consumatore, ma richiedevano una consultazione più approfondita di documentazione successiva.

Un secondo ambito riguarda la gestione dei conti di pagamento. Dalle risultanze istruttorie emerge che, in una pluralità di casi, sono state adottate misure di sospensione, limitazione o blocco dei conti senza che venissero fornite agli utenti informazioni chiare e tempestive circa le ragioni, le modalità e la durata delle restrizioni. In particolare, è stato rilevato che le informazioni fornite in fase precontrattuale risultavano incomplete e che, al momento dell’adozione delle misure, non veniva assicurato un adeguato preavviso né un’effettiva possibilità di interlocuzione.
È stato inoltre evidenziato che, in alcuni casi, le restrizioni potevano protrarsi per periodi anche significativi, incidendo sulla disponibilità delle somme depositate e sulla possibilità di utilizzare i servizi collegati al conto.

Il terzo profilo oggetto di esame concerne le comunicazioni relative all’assegnazione dell’IBAN italiano. In questo ambito, l’Autorità ha rilevato che le informazioni fornite agli utenti non risultavano sufficientemente chiare in relazione ai requisiti necessari per ottenere l’IBAN nazionale e alle tempistiche del relativo processo. In particolare, è stato osservato che i messaggi diffusi potevano generare aspettative non pienamente corrispondenti alle modalità effettive di accesso al servizio, anche in relazione alla platea dei clienti interessati e alle condizioni richieste.

Alla luce delle risultanze emerse, l’Autorità ha quindi irrogato tre distinte sanzioni. Una prima sanzione, pari a 5 milioni di euro, è stata applicata con riferimento alle pratiche relative ai servizi di investimento. Una seconda sanzione, anch’essa pari a 5 milioni di euro, ha riguardato le modalità di gestione dei conti di pagamento. Una terza sanzione, pari a 1,5 milioni di euro, è stata infine disposta in relazione alle carenze informative concernenti l’IBAN italiano.
Le condotte accertate sono state ricondotte, in particolare, alle disposizioni del Codice del Consumo in materia di pratiche commerciali scorrette, ingannevoli e aggressive, con riferimento agli articoli 20, 21, 22, 24 e 25.

Il provvedimento è stato adottato nell’adunanza del 23 marzo 2026 e reso pubblico il 2 aprile 2026, al termine di un procedimento articolato che ha coinvolto diversi profili dei servizi offerti e che si inserisce nel più ampio contesto delle attività di vigilanza sui mercati digitali e finanziari.

Il testo del provvedimento AGCM

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